Le Magistrature (Consoli, censori e pretori)

Il sistema istituzionale repubblicano di magistrature e di assemblee fu il risultato di un lungo processo, durante il quale si verificarono numerose trasformazioni e adattamenti. Oltre ai tribuni della plebe, l’ordinamento della repubblica romana prevedeva numerose altre magistrature, molto influenti. Con la fondazione della repubblica, al vertice dello Stato vennero collocati due magistrati, chiamati inizialmente pretori e in seguito consoli. Essi detenevano il comando dell’esercito, tutelavano la sicurezza interna, potevano convocare il Senato e  controllavano ogni aspetto della vita pubblica, ad eccezione della sfera religiosa. La vera novità dell’ordinamento repubblicano consisteva nel fatto che la massima carica era elettiva, collegiale e di breve durata. I consoli erano due proprio per esercitare una reciproca forma di controllo e di assistenza. Inoltre il loro mandato era limitato a un anno, così da evitare che acquistassero un prestigio personale e un potere troppo ampi. Governare collegialmente non era semplice e accadeva spesso che i due consoli decidessero di spartirsi le competenze: L’uno si occupava, ad esempio, dell’amministrazione della giustizia, l’altro della difesa, riducendo così la necessità di una effettiva collaborazione. Era inoltre frequente che uno dei due consoli avesse più prestigio dell’altro o fosse preferito da alcuni gruppi sociali. L’equilibrio, tuttavia, era garantito dal potere di veto di ciascuno dei due consoli sull’operato dell’altro; si potevano, cioè, fermare i provvedimenti del proprio collega, se ritenuti inadeguati, e soffocare sul nascere ogni tentativo di ripristinare un governo monarchico. Solo in casi del tutto eccezionali il governo era affidato a un dittatore, un magistrato con pieni poteri che entrava in carica solo per sei mesi. Con il passare del tempo, l’organizzazione del governo repubblicano andò progressivamente articolandosi con l’istituzione di specifiche magistrature. I consoli, che rimanevano la più alta carica dello Stato, delegavano cioè l’esercizio di alcuni poteri ad altri magistrati, anch’essi in carica per un periodo limitato, solitamente un anno. Tutte le magistrature erano gratuite: nessuno riceveva uno stipendio per il fatto di aver rivestito una carica pubblica. La magistratura più importante fu istituita nel 445 a.C. Si trattava di due censori, cui era affidato il censimento della popolazione, ossia contare il numero dei cittadini e stabilire quale fosse il loro censo. Poichè i censimenti venivano effettuati ogni cinque anni il mandato dei censori era più lungo di quello degli altri magistrati. Si trattava di un incarico di grande importanza, poichè sulla base del censimento venivano redatte le liste dei cittadini annessi al voto e all’esercizio delle armi, si suddivideva la popolazione in categorie sulla base del censo e si stabiliva chi aveva diritto a far parte del Senato. I censori avevano anche un potere di controllo sulla pubblica moralità: potevano ad esempio allontanare un magistrato rivelatosi indegno della sua carica o escludere un cittadino della sua classe. A partire dal 367 a.C. i consoli furono affiancati da un pretore incaricato di amministrare la giustizia all’interno della città. Più tardi venne creato anche un praetor peregrinus, incaricato di gestire le questioni giuridiche che riguardavano gli stranieri.

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Razza Bianca e mappe genetiche

Si dice che l’Homo Sapiens Sapiens sia uscito dall’Africa circa 100.000 anni fa e che sia comparso in Europa 40.000 anni fa passando da Anatolia (Mediterranei) e Caucaso (Nordici).

I primi si stabiliscono nell’area mediterranea, i secondi nel Centro-Nord del Continente.

Cromagnoidi e Paleoeuropei presentano aplogruppo I e G, gruppo sanguigno 0 Rh negativo e tratti somatici simili: dolicocefalia, fronte alta, naso aquilino, occhi infossati.

Differiscono nella pigmentazione e nella corporatura che nei Cromagnoidi è chiara e grande e robusta, mentre nei Pelasgici è scura e piccola e gracile.

In un periodo successivo arrivano in Europa tre nuovi gruppi umani che vengono ad incunearsi tra Nordici e Mediterranei: gli Alpini, dall’Asia Centrale all’Europa Centrale; i Baltici, dalle steppe eurasiatiche all’Europa Nord-Orientale; i Dinarici, dall’Asia Minore all’Europa Sud-Orientale.

10.000 anni fa la svolta: compaiono in Europa (pare tra Mar Nero e Urali) gli Ariani.

Essi erano alti e longilinei, armonici, rosei, biondissimi dai capelli lisci e sottili, dagli occhi blu o ghiacci infossati, dolicocefali, con fronte alta e diritta, viso lungo e stretto, naso leptorrino e dalla radice alta, labbra sottili, zigomi alti, mento forte, non molto villosi ma dalla folta e fulva barba; di aplogruppo R1, gruppo sanguigno A Rh positivo, tolleranti al lattosio, di ottima salute e dall’aspetto bello e nobile.

Tra il 5000 e il 476 d.C. dalla loro Urheimat iperborea raggiungono tutta Europa e parte dell’Asia minore, Iran ed India, sottomettendo alcuni popoli, sterminandone altri, fondando nuove Culture dando alla luce nuove genti come Celti, Germani, Slavi, Elleni, Italici, Indo-Arii.

Grazie a loro la Civiltà greco-latina, la Roma repubblicana ed imperiale dei primi tempi, il solare paganesimo nordico contrapposto al lunare ed effeminato monoteismo semitico, l’Europa imperiale rifondata dai Germani, l’Umanesimo e il Rinascimento, la sana modernità, l’industrializzazione, il progresso, la scoperta di nuovi mondi e il dominio di luoghi inospitali.

Dall’ armonica fusione di Ariani e genti bianche pre-ariane è nata la Razza Bianca con tutte le subrazze:

  • La Subrazza Nordica, forse la miglior variante europide, la quale si articola in Nordici preindoeuropei e Ariani che oggi sono presenti sensibilmente solo nella loro naturale culla che è la Cerchia Nordica, Scandinavia meridionale e Germania settentrionale. I primi sono diffusi nel Nord e nel Centro Europa e presentano caratteristiche nordiche rozze, grossolane, cromagnoidi, rispetto agli armonici e raffinati Ariani. Comuni caratteristiche fisiche nordiche sono comunque l’alta statura e la stazza imponente, la carnagione rosea, capelli e occhi chiari, dolicocefalia, cranio possente. I primi Nordici avevano gruppo sanguigno 0- e aplogruppo pre-ariano IGli Ariani, invece, erano fondamentalmente d’alta statura, dal fisico atletico, dolicocefali, con viso stretto, occhi azzurri, capelli biondi, carnagione rosea, naso lungo e diritto, fronte alta, labbra sottili, mento forte, collo snello ma forte, spalle robuste squadrate, gambe lunghe, scarsa peluria ma la barba biondo-rossiccia crespa e abbondante. Hanno gruppo sanguigno A+ e di aplogruppo sono R1b nel caso dei Nordici occidentali e R1a nel caso di quelli centro-orientali. L’indole nordica comune è fredda, chiusa, cinica, quasi misantropa, malinconica, dinamica, laboriosa, intraprendente, spartana, pragmatica.
  • La Subrazza Baltico-Orientale, tipica dell’Europa dell’Est, del Baltico, della Fennoscandia e della Scandinavia estrema. Questa subrazza deriva dalla razza mongolide quanto gli Alpini, solo che a differenza di quest’ultimi presenta tratti palesemente nordici: capello biondo cenere, occhio grigio acquoso, carnagione avorio. D’altro canto però sono più mongolizzati degli Alpini nei tratti facciali perché oltre al naso largo dalla radice piatta presentano zigomi assai sporgenti, faccia tonda quasi esagonale, occhi obliqui e strettissimi ma protrusi. Per il resto, quanto la subrazza alpina, appaiono bassi, tarchiati, pesanti, brachicefali, dal viso largo, fronte spaziosa, mascella e mento poco pronunciati, e con un’espressione generalmente ottusa e tarda, questo assai più che nell’Alpino. Tendono inoltre alla pinguedine. Presentano gruppo sanguigno B, a volte negativo (il Rhesus negativo è europeo autoctono), ed aplogruppo N, tipicamente uralico-siberiano. Il Baltico-Orientale è ottuso, ignorante, tardo, tetro, grigio, perennemente immusonito e pessimista, utile da impiegare come forza lavoro e per lavori umili e pesanti ma del tutto estraneo all’attività intellettuale, culturale, politica e dirigenziale.
  • La Subrazza Alpina, che costituisce la subrazza più cospicua in Mitteleuropa. Gli alpini sono bassi, tarchiati, tozzi, brachicefali, dalla pelle bianco-giallastra, capelli e occhi protrusi castani, viso largo, fronte spaziosa, naso “a patata”, mento sfuggente, aspetto pesante, espressione ottusa, arti corti, scarsa peluria. Gruppo sanguigno 0-, aplogruppo N come i Baltico-Orientali, anche se la sovrapposizione celtica li ha naturalmente nordicizzati pure geneticamente. Gli Alpini sono rozzi, grezzi, “prosaici”, pessimisti, perennemente imbronciati, bigotti, dalla mentalità spesso supina e serva, passiva; al primo posto nella loro vità c’è il lavoro e il danaro tanto che il resto, e purtroppo anche la Patria, quella vera, viene trascurata e si lascia che siano gli altri ad occuparsene a loro modo. L’Alpino non ha nulla di eroico, idealista, dirigenziale, creativo, la sua chiusura che spesso esonda in ottusità gli tarpa le ali dell’intraprendenza e dello spirito di iniziativa che invece abbonda nei Nordici.
  • La Subrazza Dinarica, altro gruppo umano non autoctono all’interno del panorama razziale europeo, un’evoluzione europea dei Levantini. Tipici dei Balcani, sono molto alti, longilinei, magri, brachicefali, dal viso lungo, capelli ricciuti neri, occhi scuri, pelle olivastra, naso aquilino (romano), mento forte con fossetta, grandi orecchie, fronte ripida all’indietro, cranio senza sporgenza posteriore che fa tutt’uno con la nuca. Hanno gambe molto lunghe, braccia corte, ossa lunghe, poco muscolo ma molto nervo, abbondante peluria; tendono a difetti fisici come pectus excavatum e cifosi. Di gruppo sanguigno 0 o B, appartengono all’aplogruppo G con infiltrazioni mediorientali di E e J, e consistenti sacche di I come in Sardegna. Il Dinarico è rude, rozzo, selvatico, sempliciotto, ma sa anche essere un aggressivo combattente incattivito dall’irrazionalità tipica della sua gente ed amore per la musica.
  • La Subrazza Mediterranea, tipica del sud Europa. Il tipo mediterreaneo è basso, gracile, dolicocefalo, viso stretto, occhi e capelli neri, naso aquilino o leptorrino, carnagione bronzea, con barba folta, peloso, fronte alta, labbra carnose, mento sfuggente, spalle arrotondate, viso femmineo. Il gruppo sanguigno è 0 con intrusioni di B e AB via Medioriente; l’aplogruppo è G con una sacca di I in Sardegna, e intrusioni di E e di J sempre via Medioriente. L’indole mediterranea è molle, pigra, viziosa, quanto quella dinarica tendente al crimine organizzato e al fanatismo, alla superstizione, e alla violenza; è irrazionale, patetica, passionale, impulsiva ed irruenta, sguaiata, oltre che tendente al parassitismo e al servaggio. Sa anche essere artistica, raffinata, decadente (nel senso letterario), estroversa, creativa, orgogliosa.

Ecco le mappe genetiche d’ Europa :

Ecco le mappe genetiche d’ Europa.

La prima mappa mostra la diffusione dell’ aplogruppo E1b, nella quale si passa da un 1-5% di frequenza in Scandinavia e Gran Bretagna, al 20-30% delle zone più vicine all’ Africa, tra cui la Messapia. Stupisce la Lombardia con una frequenza pari a quella scandinava.

La seconda mappa mostra un’ alta frequenza dell’ aplogruppo E3b nella solo Albania, zona assai rimescolata nel tempo.

La terza mappa mostra la diffusione dell’ aplogruppo G, puramente mediterraneo, con una diffusione del 9-11% in Messapia.

La quarta mappa mostra una penisola con solo l’ 1% di frequenza dell’ I1, con maggiore frequenza nelle aree che hanno risentito del dominio normanno in Sicilia.

Maggiore diffusione dell’ aplogruppo i1b2 in Sardegna nella quinta mappa, che si difende anche nella sesta con una larga diffusione dell’ I2a1. Non si può dire lo stesso per l’ aplogruppo I2b nella settima.

Nell’ ottava e nona mappa si ha la diffusione degli aplogruppi J1 e J2. Nel primo caso vi è una scarsa diffusione in Messapia e nulla in aree come Scandinavia, Lombardia, Gran Bretagna. Nel secondo vi è una diffusione tra il 10% e il 40% nella penisola e un salto di qualità in Occitania e Mitteleuropa con un calo che porta al 5-10%. 1-5% per la Scandinvia.

Nella decima mappa si ha una larga diffusione di aplogruppo R1a nei paesi slavi e discreta in Scandinavia e su tutto l’ Adriatico e nell’ undicesima la diffusione dell’ R1b diffuso un p’ ovunque, ma con maggior diffusione nelle zone occidentali del continente.

Per quanto riguarda gli aplogruppi nelle mappe seguentisi hanno T (a mio avviso probabile rimanenza di schiavi romani, data la larga diffusione nel Lazio) e gli asitici N (nei paesi baltici) e Q (con incidenze in Sicilia e Scandinavia).

La prima mappa mostra la diffusione dell’ aplogruppo E1b, nella quale si passa da un 1-5% di frequenza in Scandinavia e Gran Bretagna, al 20-30% delle zone più vicine all’ Africa, tra cui la Messapia. Stupisce la Lombardia con una frequenza pari a quella scandinava.

La seconda mappa mostra un’ alta frequenza dell’ aplogruppo E3b nella solo Albania, zona assai rimescolata nel tempo.

La terza mappa mostra la diffusione dell’ aplogruppo G, puramente mediterraneo, con una diffusione del 9-11% in Messapia.

La quarta mappa mostra una penisola con solo l’ 1% di frequenza dell’ I1, con maggiore frequenza nelle aree che hanno risentito del dominio normanno in Sicilia.

Maggiore diffusione dell’ aplogruppo i1b2 in Sardegna nella quinta mappa, che si difende anche nella sesta con una larga diffusione dell’ I2a1. Non si può dire lo stesso per l’ aplogruppo I2b nella settima.

Nell’ ottava e nona mappa si ha la diffusione degli aplogruppi J1 e J2. Nel primo caso vi è una scarsa diffusione in Messapia e nulla in aree come Scandinavia, Lombardia, Gran Bretagna. Nel secondo vi è una diffusione tra il 10% e il 40% nella penisola e un salto di qualità in Occitania e Mitteleuropa con un calo che porta al 5-10%. 1-5% per la Scandinvia.

Nella decima mappa si ha una larga diffusione di aplogruppo R1a nei paesi slavi e discreta in Scandinavia e su tutto l’ Adriatico e nell’ undicesima la diffusione dell’ R1b diffuso un p’ ovunque, ma con maggior diffusione nelle zone occidentali del continente.

Per quanto riguarda gli aplogruppi nelle mappe seguentisi hanno T (a mio avviso probabile rimanenza di schiavi romani, data la larga diffusione nel Lazio) e gli asitici N (nei paesi baltici) e Q (con incidenze in Sicilia e Scandinavia).

Arthas

Quinto Ennio

Quinto Ennio nacque nel 239 a Rudiae, antica città non distante dall’ attuale centro di Lecce. In Messapia allora convivevano tre culture: oltre a quella messapica, vi era quella greca che aveva come centro maggiore Taranto e quella dell’occupante romano. Aulo Gellio testimonia infatti che Ennio era solito dire di possedere “tre cuori” (tria corda), perché “sapeva parlare in greco, in latino e in messapico”.

Durante la seconda guerra punica militò in Sardegna e nel 204 vi conobbe Catone il Censore, che lo portò con sé a Roma.

Giunto nella capitale, ottenne la protezione di illustri uomini politici come Scipione l’Africano e poco tempo dopo entrò in contatto con altri aristocratici della cerchia degli Scipioni, filelleni, come Marco Fulvio Nobiliore, entrando in conflitto con l’amico Catone, diffidente nei confronti delle altre culture e di quella greca in particolare.

Pare che la loro amicizia si ruppe quando Ennio chiese a Catone di fargli ottenere la cittadinanza romana, che questi non gli fece ottenere. Ennio la ottenne poco tempo dopo grazie all’influenza degli Scipioni.

Ennio morì a Roma nel 169 a.C. e per i suoi meriti, oltre che per l’amicizia personale, fu sepolto nella tomba degli Scipioni, sull’antica Via Appia

Compose gli Annales, la sua opera più nota, quando era ormai anziano. Grazie a questo poema epico fu da allora considerato il poeta nazionale del popolo romano, onore che fu poi concesso anche a Virgilio, autore dell’Eneide; iniziò allora a parlare e a scrivere con il pluralis maiestatis.

Quinto Ennio incarna, con la sua identità messapica che si intreccia alla sua cultura romana e italiota, il prototipo d’ Italiano da un punto di vista strettamente culturale ed oltre ad essere un orgoglio messapico, lo è per l’ Italia tutta.

Arthas

Gli Etruschi

«gli Etruschi appartennero essenzialmente al ciclo “pelasgico”, furono una popolazione non-aria o della decadenza aria. Essi riuscirono a sottomettere le precedenti razze nordico-arie da cui derivarono i Latini e le popolazioni ad essi affini, per essere a loro volta stroncati dalla civiltà di Roma, riprendente molti temi appunto del superiore retaggio eroico e solare».

Julius Evola, Panorama razziale dell’Italia preromana

«Grandi lineamenti marcati, naso incurvato, mento appuntito, fronte possente ma anche obliqua, Dante Alighieri, Leon Battista Alberti, Michelangelo Buonarroti, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Benvenuto Cellini, sono i più perfetti ed evidenti rappresentanti. […] Nella maschera di Dante, nel suo volto tradizionale l’Italia ha trovato il suo Poeta sommo. Lo scetticismo potrà anche affermare che con un altro viso sarebbe stato identico il fenomeno della divinizzazione dantesca: ma idealmente la sua figura appare tanto più grande e tanto più simbolica, in quanto nei tratti ognuno di noi ha ravvisato e ravvisa ancora Dante come il tipo, anzi l’archetipo, dell’italiano che oltre l’epoca latina risale anche alle origini etrusche ed arcaiche. […] I grandi aquilini sono una teoria innumerevole che qui non è possibile né descrivere né elencare. Ma è certo che essi prendono ne’ loro tratti molto dal classico tipo dantesco, risalendo così alle fonti pure»

Ottorino Gurrieri, Genio artistico della nostra razza

La civiltà etrusca, discendente dalla cultura villanoviana, fiorì a partire dal X secolo a.C. e fu definitivamente inglobata nella civiltà romana entro la fine del I secolo a.C. alla fine di un lungo processo di conquista e assimilazione culturale che ebbe inizio con la data tradizionale della conquista di Veio da parte dei romani nel 396 a.C.

Sull’origine e provenienza etrusca è fiorita una notevole letteratura, non solo storica e archeologica. Le notizie che ci provengono da fonti storiche sono infatti piuttosto discordanti. Fino agli anni 1970 si riteneva che gli etruschi provenissero dall’Asia minore, spinti sulle coste italiane in seguito ad una carestia (Erodoto, Storie, I, par. 94).

Un contributo, peraltro non risolutivo, alla problematica delle origini degli Etruschi ci viene anche dalla genetica delle popolazioni.

Nel 2004 il Prof. Guido Barbujani del dipartimento di biologia dell’Università di Ferrara ha analizzato il DNA di alcuni scheletri provenienti da tombe etrusche dislocate in varie zone dell’antica Etruria. Dallo studio è emerso che il DNA degli antichi etruschi sarebbe abbastanza simile a quello degli attuali abitanti dell’Anatolia, mentre non risulterebbero particolari affinità con quello dell’attuale popolazione delle zone d’Italia che furono abitate dagli Etruschi.

Nel 2007, una equipe guidata dal Prof. Antonio Torroni dell’Università di Pavia ha raffrontato il DNA degli abitanti viventi da almeno tre generazioni nei centri di Murlo, Volterra e della Valle del Casentino con quello di altre popolazioni italiane ed estere. Dalla comparazione è emerso che il codice genetico degli individui di Murlo, Volterra e del Casentino è molto più simile a quello degli abitanti del Medio Oriente ed in particolare dei Palestinesi e dei Siriani.

Un altro studio condotto dall’equipe del Prof. Paolo Ajmone Maran dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza ha analizzato il DNA dei bovini toscani (di razza Chianina e Maremmana), che è risultato geneticamente simile a quelli dei bovini dell’Anatolia.

Le grandi altezze di toscana suggeriscono una probabile discendenza dinarica e la presenza di nobildonne dolicocefale e bionde nei loro dipinti fa pensare ad una possibile élite nordica.

Non possiamo escludere i Tuscia dall’ etnia italiana poiché sono stati in passato strettamente legati ai latini, tanto che si può parlare di civiltà romana l’ unione di quella latina a quella etrusca.

Di conseguenza, dobbiamo tenerci stretti Tuscia e Umbria, poiché sono legati da un legame storico,e culturale al cuore italico, il Lazio.

Inoltre, è la terra migliore d’ Italia, dovuto anche al fatto che qui ci son stati Goti e Longobardi che hanno influenzato parecchio nelle suddette zone lasciando, tra le altre cose, interessanti zone di biondismo.

Arthas

La Magna Grecia

« Queste terre d’Italia e questa riva / vèr noi vòlta e vicina ai liti nostri, / è tutta da’ nimici e da’ malvagi / Greci abitata e cólta: e però lunge / fuggì da loro. I Locri di Narizia / qui si posaro; e qui ne’ Salentini / i suoi Cretesi Idomeneo condusse; / qui Filottete il melibeo campione / la piccioletta sua Petilia eresse. »(Virgilio-Eneide, Libro III)

La Magna Grecia (Μεγάλη Ἑλλάς) è il territorio che fu colonizzato dagli antichi greci a partire dall’ VIII secolo a.C.Dopo la colonizzazione del Mar Egeo, tra l’VIII ed il VII secolo a.C., gente di civiltà greche (mercanti, contadini, allevatori, artigiani) comparve nella parte meridionale dell’Italia (Lucania, Bruzio, Campania e Apulia) nell’ambito di unflusso migratorio originato da singole città della Grecia, dovuto sia dall’interesse per lo sviluppo delle attività commerciali, che da tensioni sociali dovute all’incremento della popolazione a cui la produzione agricola non riusciva a dare sostentamento. Queste genti, giunte sulle coste Italiche fondarono diverse città, come la spartana Taras (Taranto).

La leggenda della fondazione di Taranto racconta che nell’VIII secolo a.C., l’eroe spartano Falanto divenne il condottiero dei Partheni, figli illegittimi di donne spartane e iloti, nati durante la guerra messenica, dell’aristocrazia al potere nella città di Sparta. Consultando l’Oracolo di Delfi prima di avventurarsi per mare alla ricerca di nuove terre, apprese che sarebbe giunto nella terra degli Iapigi, e che avrebbe fondato una città quando egli avesse visto cadere la pioggia da un cielo sereno e senza nuvole (in greco ethra). Falanto si mise in viaggio, fino a quando giunse nei pressi della foce del fiume Taras. Addormentatosi sul grembo della moglie, ella cominciò a piangere a dirotto, ripensando al responso dell’Oracolo e alle difficoltà sopportate, bagnando con le sue lacrime il volto del marito. L’oracolo si era avverato, una pioggia era caduta su Falanto da un cielo sereno: le lacrime della moglie Ethra.
Sciolto l’enigma, l’eroe si accinse a fondare la sua città lì, presso l’insediamento iapigio di Saturo.

Altra colonia greca in terra messapica è Kallipolis (Gallipoli), ma non sono molti gli esempi di colonie greche in Messapia.

In Peucezia e Daunia si incontrano città Gravina, Canosa, Vieste, Mattinata e Foggia.

Dobbiamo essere orgogliosi delle nostre discendenze greche, della nostra storia e delle bellezze artistiche che ci sono pervenute.

Arthas

Gli Italici

I termini Italici sono impiegati, in varie accezioni, per indicare uno o più gruppi di popoli stanziati nell’Italia antica.

Nell’accezione propria più ristretta, “Italici” sono considerati, soprattutto dai linguisti, gli appartenenti ai popoli osco-umbri o sabellici, famiglia linguistica indoeuropea attestata nella Penisola italica tra il II millennio a.C. e i primi secoli del I millennio d.C.

In un’accezione ugualmente propria, ma più estesa, “Italici” indica l’insieme di due stirpi indoeuropee stanziate nell’Italia antica: accanto agli Osco-umbri, tale insieme include anche i Latino-falisci (o “Veneto-latini”, se accettata l’appartenenza degli antichi Veneti a tale ceppo). Questa accezione non tiene conto delle popolazioni Illiriche stanziate il Apulia.

Un accezione più ampia è usata per indicare tutti i popoli pre-romani, inclusi quindi anche i non indoeuropee Etruschi.

E’ quest’ ultima l’ accezione che da è da considerarsi quella giusta, ma che da molti altri considerata impropria se si tiene conto di fattori etnici. Nonostante questo, la nostra Italia è legittimata da criteri:

  • geografici (corrisponde alla parte di penisola al di sotto della Linea Gotica);
  • storici (poiché corrisponde grossomodo all’ idea primogenita d’ Italia concepita dai Romani);
  • linguistici (i dialetti parlati nel suddetto territorio appartengono al gruppo romanzo orientale e sono tutti molto vicini al fiorentino).

Quest’ Italia può non piacere a tutti, ma corrisponde alla vera Italia, abitata dalla vera etnia italiana o, più precisamente, dalle tre etnie italiche:

  1. Tusci
  2. Latino-Umbri
  3. Ausonici

Arthas

 

Verso la Parificazione tra Patrizi e Plebei

Le conseguenze del mutamento di clima si videro di nuovo pochi anni dopo, nel 445 a.C., quando una legge promossa dal tribuno Gaio Canuleio abolì il divieto di matrimonio tra patrizi e plebei. Nel 421 a.C. fu poi concesso ai plebei l’accesso alla carica di questore, aprendo di fatto la carriera politica anche a chi non era nobile di nascita. Solo nel 367-366 a.C., però, dopo lunghi e aspri conflitti, i tribuni della plebe Gaio Licinio Stolone e Lucio Sestio Laterano ottennero la promulgazione di alcuni provvedimenti che da loro presero il nome di leggi Licinie-Sestie e che consentivano, tra l’altro che uno dei due consoli fosse plebeo. Nel 342 a.C. la presenza di un plebeo al consolato divenne obbligatoria. Nel 287-286 a.C., con la legge Ortensia i plebisciti, cioè le deliberazioni dell’assemblea della plebe (i concili tributi), assunsero valore di legge per tutta la popolazione. Attraverso i passaggi ora descritti si giunse quindi, alla fine del IV secolo a.C. , alla parificazione politica tra patrizi e plebei o, meglio,  ad una situazione nella quale ad un’aristocrazia superiore per nascita si era definitivamente un’aristocrazia superiore per censo. Solo ai più ricchi,infatti, era riservato il diritto di detenere il potere e avere un peso elettorale. Al patriziato, cui si apparteneva per nascita, si era sostituita la nobiltà patrizio-plebea. Dopo l’approvazione delle leggi Licinie-Sestie,inoltre, erano considerati nobili solo quanti annoverassero almeno un console tra i membri della propria famiglia. Non va dimenticato, però, che l’accesso alle più altre magistrature richiedeva un sistema di legami familiari e di disponibilità economica che soltanto i patrizi e i plebei  più ricchi potevano permettersi; di conseguenza, anche la nobiltà patrizio-plebea fu di fatto una ristretta oligarchia. Tra la fine del IV e il III secolo a.C. le famiglie che ebbero accesso al consolato furono pochissime e spesso imparentate tra loro; era quindi difficilissimo, per chi non aveva avi che avessero raggiunte le più alte cariche dello Stato, conquistare una posizione politica di rilievo.